Emergenza tsunami Giappone: gli aiuti agli animali e i danni anche in altri paesi
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Emergenza tsunami Giappone: gli aiuti agli animali e i danni anche in altri paesi

Seppur tra mille difficoltà iniziano ad arrivare in Giappone gli aiuti anche per gli animali. Lo scorso 15 marzo è giunto a Tokyo il primo gruppo della WSPA (World Society for the Protection of Animals). Ad accoglierli un funzionario incaricato che ha provveduto a mettere in contatto con i funzionari dei vari Ministeri giapponesi che stanno fronteggiando l’emergenza.

In particolare, direttamente dagli Stati Uniti, sono arrivati medici veterinari, mentre dall’ufficio asiatico dell’associazione è giunto un team specializzato nella ricerca degli animali. La priorità è per ora l’assistenza degli animali che numerosi giapponesi hanno portato con sè durante la fuga sia dalle aree distrutte dallo tsunami che da quelle evacuate per l’emergenza nucleare. Fatto, quest’ultimo, che complica enormemente i soccorsi.

Ad ogni modo anche nella Prefettura di Fukushima è stato istituito un punto di raccordo con le autorità che stanno fronteggiando l’emergenza. Un lavoro mastodontico coordinato dai volontari della Japanese Animal Welfare Society (JAWS). Anche in questo caso la priorità è l’assistenza alle persone sfollate che hanno portato con sè i propri animali. L’Associazione ha lanciato un appello sia per le donazioni, che alle ditte produttrici di mangimi per animali.

La JAWS ha inoltre recuperato alcuni gatti, cani e conigli per i quali si cerca ora il padrone. Un lavoro enorme, aggravato dalla vastità dell’area colpita, oltre che dall’emergenza nucleare.

Poco o nulla si conosce ancora sui danni provocati alla fauna selvatica. Meglio noti, invece, per quanto successo sia nelle isole Midway (USA) che nelle Galapagos (Ecuador), dove è giunta l’onda dello tsunami. Nelle Midway decine di migliaia di Albatri di Laysan e di Procellarie di Bonin sono morte, mentre ancora poco è dato sapere sulla fine delle colonie di foche. Danni anche nelle Galapagos dove sotto alcuni metri d’acqua è finita la stazione di ricerca Charles Darwin. Distrutti i laboratori di biologia marina. Poco noto ancora, quanto successo alle colonie di iguane marine e ai siti di nidificazione delle tartarughe marine.

Nessuna perdita, per fortuna, tra gli abitanti, evacuati in tempo dalle aree poi inondate.

fonte: geapress.org
 
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