| Vita da gallina |
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| Scritto da Roberto Allegri | |
![]() Gallina Una cosa che chi vive con le gallina sa bene già da un pezzo. La maggior parte di noi conosce le galline per quello che rimane di loro nei banchi dei supermercati, confezionato a pronto per la cottura. Per questo le galline meritano almeno il riconoscimento per aver vissuto con l’uomo da millenni e per averlo sfamato arricchendo la sua tavola con arrosti, brodini e uova. Ma anche se si fatica a crederlo, i polli sono animali con i quali si può facilmente stringere una solida amicizia e con i quali ci si può intendere molto bene. Konrad Lorenz, il grande studioso di animali considerato il padre dell’etologia moderna, diceva sempre che è molto più facile dialogare con un uccello che con un cane perché uomini e volatili hanno gli stessi canali di comunicazione, vale a dire la voce e la vista. E Marian Stamp Dawkins, ricercatrice presso l’Università di Oxford e esperta proprio di galline, sostiene che abbiano innumerevoli doti tra cui una grande curiosità, ottima memoria e una vita sociale davvero complessa. Posso dire che quello che affermano gli studiosi è senz’altro vero. Io ho vissuto con due galline per un certo periodo di tempo e sono riuscito ad instaurare con loro un legame altrettanto profondo di quello con il mio cane. Mi erano state regalate anni fa che erano ancora pulcini, vittime di quella odiosa abitudine di alcuni ristoranti di omaggiare in questo modo i clienti a Pasqua. Trasformai il capanno degli attrezzi nel giardino in una specie di pollaio. Lì dentro chiudevo i miei piccoli amici per la notte, per tenerli al sicuro dai gatti randagi, e lì avevano una grande cesta a loro disposizione, imbottita di lana e di segatura in modo che stessero al caldo. Durante il giorno potevano muoversi nel capanno fin quando arrivavo io e li portavo a passeggiare. Credo mi considerassero la loro mamma: camminavo adagio e loro mi seguivano pigolando. Dimostravano una grande curiosità per tutto quello che si muoveva e, se erano sicuri della mia presenza, si allontanavano di qualche passo per andare a controllare un formicaio o un frutto caduto da un albero. Un mio amico contadino mi aveva spiegato cosa dare loro da mangiare e così mi ero procurato semi di mais e mangime per polli. Ma da buona “chioccia” come avevo deciso di diventare, spostavo per loro le pietre più in ombra per snidare piccoli insetti che subito inghiottivano con un rapido colpo di becco. Poi, quando veniva sera, era sufficiente che io dicessi ad alta voce “A nanna!” e loro zampettando con la tipica andatura buffa dei polli si dirigevano verso il capanno. Nel giro di qualche mese diventarono due belle galline robuste. Avevano stretto una grande amicizia con il mio cane Bruckner e spesso li trovavo tutti e tre a prendere il sole: il cane sdraiato e loro due appollaiati sulla sua pancia. Purtroppo la storia non ha un lieto fine. Preoccupato che potessero finire vittime dei gatti della zona, sempre più numerosi, decisi di portare i due polli da un amico che viveva in Trentino, ai piedi delle montagne, e che aveva un grande spazio a disposizione. Andai anche a trovarli un paio di volte e rimasi colpito perché non si erano dimenticati me. Stentavo quasi a riconoscerli insieme agli altri polli con cui vivevano ma quando fischiai loro di corsa uscirono dal gruppo e mi vennero incontro. Ma non avevo fatto i conti con l’umana natura, che è sempre infida. Una sera infatti, telefonando al mio amico per sapere come stavano i miei piccoli amici mi disse che erano davvero squisiti e mi ringraziava per il regalo. Misi giù il telefono, sconvolto. Non ho più voluto avere a che fare con quella persona. Come disse quel tale: “Più conosco gli uomini e più amo gli animali”. |













