| La capretta |
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| Scritto da Roberto Allegri | |
LA RIVINCITA DELLE CAPRETTE I “Pet Animals”, come gli chiamano gli anglosassoni, cioè gli animali domestici, sono un vero e proprio esercito in continua espansione. Nel nostro Paese sono in vertiginoso aumento e si tratta non solo di cani e gatti ma anche criceti, coniglietti e uccellini.E’ la prova che qualcosa di speciale ci lega agli animali. Qualcosa di antico, radicato nel profondo del nostro spirito. C’è chi sostiene che nell’accudire un animaletto si sfogano le tensioni accumulate con lo stress della vita moderna. E chi afferma che si tratta di un modo per sentirsi più legati alla natura. Io sono convinto che è una ricerca inconscia di sensazioni perdute, di quell’armonia che un tempo legava l’uomo a tutte le altre creature e della quale rimangono poche tracce. Siamo orfani di una natura che un tempo chiamavamo “madre” e il distacco ci fa soffrire. Ecco perché anche animali un po’ particolari come insetti, lucertole, serpenti e roditori esotici riscuotono tanto successo. Per alcuni rappresentano soltanto una moda ma spesso sono sintomo di una emozione più profonda. Alcuni animali domestici vivono accanto all’uomo da millenni eppure solamente in tempi recenti si sono “trasformati” da semplici strumenti di lavoro in inseparabili animali d’affezione. E’ il caso del cavallo, ad esempio, la cui presenza è considerata addirittura una medicina per i disabili; della gallina, che gli studiosi hanno scoperto essere un animale molto intelligente; del maiale, capace di affezionarsi come un cagnolino a chi lo accudisce. E anche della capra. Le capre sono compagne degli uomini probabilmente da ottomila anni. Gli antichi Egizi le adoravano, i Greci e i Romani le allevavano, ci parlano di loro i libri di Ovidio, Catullo e Plinio. Innumerevoli sono le razze, le varietà e le colorazione del pelo, la forma delle corna e le dimensioni che la addomesticazione e gli incroci degli allevamenti hanno prodotto nel tempo. Ma quello che era ritenuto solo un animale produttore di carne e latte è oggi qualcosa di più. La capra era chiamata un tempo “la vacca del povero” per la sua capacità di vivere con poco e di dare ottima carne e ottimo latte ma oggi sono in molti a tenere una capretta in giardino solo per il piacere di ricoprirla di affetto e cure. La più diffusa è la capretta tibetana, detta anche capretta nana perché difficilmente supera i sessanta centimetri di altezza e i venti chili di peso. Questi animali possono davvero stupire per l’affetto che dimostrano nei confronti di chi si occupa di loro. Le capre sono infatti sempre state ritenute animali solitari e indipendenti, che a fatica danno confidenza all’uomo. Si tratta solo di dicerie. Possiedono invece una straordinaria curiosità, segnale di grande intelligenza, e sanno interagire con le persone come farebbe un cane. La prova di questo sta nel fatto che le caprette sono sempre di più utilizzate nella Pet Therapy, cioè nelle terapie che aiutano chi ha problemi nervosi. Accarezzare e parlare con una capra ha un effetto calmante, rilassante e rimanere in compagnia dei piccoli è addirittura esilarante. E’ infatti stupefacente l’amore che questi animali hanno per il gioco: saltano, corrono, si nascondono, si arrampicano e poi belano a gran voce per richiamare l’attenzione degli adulti, ingaggiano finti combattimenti. Stringono amicizia con cani e gatti, imparano a riconoscere il nome che si dà loro e accorrono quando le sia chiama. Certo, per tenere una o più caprette è necessario avere spazio a disposizione. Sono animali che vivono all’aperto ma che hanno bisogno di un riparo caldo per la notte. La loro alimentazione è varia e comprende pane secco e fieno, erba medica e orzo, soia, verdura e frutta fresche. E, a detta di chi le possiede, sono un validissima alternativa alle macchine per falciare il prato. Il loro brucare infatti mantiene corta l’erba ed è senza dubbio una soluzione molto più naturale di quei mostri di metallo che rombano come fuoriserie e distruggono la tranquillità dei week-end con il loro frastuono. |













I “Pet Animals”, come gli chiamano gli anglosassoni, cioè gli animali domestici, sono un vero e proprio esercito in continua espansione. Nel nostro Paese sono in vertiginoso aumento e si tratta non solo di cani e gatti ma anche criceti, coniglietti e uccellini.