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Le api, un indicatore ambientale a rischio
Comunicato stampa dell'Università degli studi di Pisa
scritto da Gennaro Sannino
Il valore delle api e il rischio di un’estinzione della specie. I professori Giacomo Lorenzini e Mauro Pinzauti, della facoltà di Agraria, tracciano un quadro della situazione in vista dell’incontro tecnico “Miele: quale futuro?”, in programma venerdì 2 ottobre al Centro interdipartimentale “Enrico Avanzi” di San Piero a Grado: un appuntamento per analizzare il livello di attenzione e tutela degli insetti e di una produzione esposta a diverse minacce. Si tratta di elementi importanti dal punto di vista ambientale, ancor più che dal punto di vista economico. Un’iniziativa di confronto e approfondimento in calendario venerdì 2 ottobre, organizzata dalla Rete dei Poli per il collaudo e il trasferimento della innovazione promossa dall’ARSIA, l’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo e forestale
In questi ultimi anni si è spesso parlato di “emergenza” per la
sopravvivenza delle api. Da più parti è stato denunciato un calo del
numero di insetti e di alveari, fino a prevedere la possibilità di
un’estinzione della specie. Qual è in effetti il quadro generale e
quale il contesto legislativo, che verrà presentato e approfondito
anche nell’incontro del 2 ottobre?
Se il pericolo “scomparsa delle api” è riferito alle api mellifiche,
quelle che producono miele, l’allarme è da considerare eccessivo: le
api allevate dagli apicoltori sono, al bisogno, teoricamente
riproducibili attraverso la tecnica della sciamatura artificiale, anche
se questo comporterebbe una mancata produzione di miele per quella
stagione e una notevole perdita economica. Se, invece, per scomparsa
delle api si intende la rarefazione, o una consistente perdita delle
circa 950 specie di api presenti in Italia, allora il rischio è da
considerare giustificato. Si registra un’anomala mortalità negli
alveari, per diverse cause. In generale si può verificare
un’interazione tra l’avvelenamento dell’ambiente per l’uso errato di
antiparassitari, la recrudescenza di talune malattie delle api, più o
meno latenti, i cambiamenti meteo-climatici di questi ultimi anni, con
primavere piovose ed estati torride, una mancanza di coordinamento nei
trattamenti nella difesa dall’acaro Varroa destructor. A livello
governativo è stato decisa una sospensione della vendita di insetticidi
neonicotinoidi, considerati talora letali per le api, e in quest’ultimo
anno nel Nord Italia il divieto ha dato risultati positivi, limitando
considerevolmente la mortalità di api mellifiche.
Qual è invece lo stato di salute dell’apicoltura italiana, anche in confronto con quella di altri paesi?
È noto che le api sono oggi considerate gli insetti più utili
all’umanità, in quanto la loro attività non depaupera l’ambiente ma
l’arricchisce. L’impollinazione incrociata è il presupposto base per
l’ottenimento di produzioni agricole remunerative e la perdita di
alveari, con le mancate produzioni di miele, induce l’apicoltore
hobbista ad abbandonare l’attività, con un danno agricolo ed ambientale
rilevante. Il consumo pro-capite del miele nel Bel Paese è più basso
rispetto agli altri Paesi europei; malgrado questo, ne importiamo
dall’estero oltre il 50%. Tale condizione deriva dal basso prezzo del
miele praticato da alcuni paesi extracomunitari. Il prodotto importato
costa la metà del nostro, con la conseguenza di condizionare il mercato
e ostacolare lo sviluppo dell’apicoltura hobbistica.
Quanta parte del mercato italiano del miele è legata a produzioni
locali e quale è il valore economico delle produzioni controllate?
Da anni, e in particolare in aree vocate della Regione Toscana, il
miele prodotto artigianalmente ha un trend commerciale positivo. Oggi,
analizzando un singolo campione di miele, è possibile identificare sia
l’origine botanica sia l’origine geografica, grazie all’analisi di tipo
pollinico. Anche la produzione di miele biologico è oggi molto
richiesta, in quanto sempre salubre e venduta agevolmente. Il prezzo
del miele biologico non è molto remunerativo ma consente all’apicoltore
quantomeno di smerciare tutto il miele prodotto in azienda. La garanzia
per il consumatore è la certezza dell’assenza di residui di prodotti
antiparassitari di sintesi. Anche i marchi di protezione, come DOP e
IGP, hanno un effetto positivo, in quanto danno un maggior valore
economico al miele. In Lunigiana abbiamo l’unica DOP del miele italiano
e il riscontro economico in termini anche di sviluppo dell’apicoltura è
stato significativo.
Da cosa derivano le preoccupazioni per “la salute” di questo insetto?
L’ape è un vero e proprio insetto/test dell’inquinamento ambientale e
il primo studio in materia è stato realizzato da noi, qui a Pisa, e
pubblicato nel 1982. Quella delle api mellifiche rappresenta la più
evoluta società tra gli insetti, ma ciò non significa che sia
resistente alle avversità. È un insetto supersensibile che fornisce due
tipi d’informazione. Come allarme e quindi sentinella dell’ambiente,
registrando l’eccessiva mortalità giornaliera che si può osservare
sotto l’alveare, e dando anche informazioni più precise, attraverso
l’analisi di polline o cera. Per esempio, nella società delle api
possono essere presenti oltre 50.000 individui; per età e settore i
diversi gruppi svolgono mansioni che cambiano in relazione alle
esigenze della famiglia. Se un avvelenamento uccide le bottinatrici, le
“raccoglitrici”, oppure le api stesse trasportano polline tossico che
avvelena le giovani larve, la colonia va in crisi e la regina, di
fronte al caos generale, cessa anche di deporre, portando alla
scomparsa della famiglia in una/due settimane.
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