| Il canto del canarino |
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| Uccelli - Il Canarino | |
| Scritto da Roberto Allegri | |
La signora Gina è anziana, esce poco di casa, solo al mattino presto per andare a Messa. Trascorre le sue giornate facendo la maglia, aspettando l’arrivo dei nipotini dopo la scuola e ascoltando il canto del suo canarino. La vedo quando esco di casa e passo davanti alla sua finestra: con una tazza in mano, la signora Gina sta seduta al tavolo accanto alla gabbietta del suo piccolo amico. Nella bella stagione i vetri sono aperti e allora quelle note melodiose raggiungono anche me. E’ un privilegio vivere con un canarino. Significa dividere il proprio tempo con un simpatico compagno ma anche con un vero musicista. Il suo canto affascina e conquista. Sa comunicare intense emozioni. Lo si potrebbe stare ad ascoltare per ore. In un suo libro, il famoso etologo Danilo Mainardi ha definito il canarino “la radio di una volta, dispensatrice di allegria. musica e canzoni”. I canarini sono dei grandi virtuosi. Si potrebbe paragonarli ai cantanti lirici più dotati. Non emettono sempre lo stesso canto ma sanno improvvisare e le loro melodie sono perciò sempre nuove. Ma soprattutto diverse da individuo ad individuo. Questo accade perché il canto di un canarino riflette il suo stato d’animo, cambia con l’umore, di giorno in giorno e di stagione in stagione. E’ stata proprio la bellezza del canto a trasformare i canarini da uccelli selvatici in animali domestici. Furono gli Spagnoli, nel 1400, i primi a catturare i canarini selvatici nelle isole Canarie (da cui gli uccellini prendono il nome) e a diffonderli in Europa. Fin da subito gli Spagnoli, colonizzatori di quelle isole, si accorsero che i canarini conservavano il loro amore per il canto anche in cattività. Intuirono che la cosa poteva diventare un affare vantaggioso e così cominciarono a catturare in massa gli uccelli per poi inviarli in madrepatria. Qui, l’allevamento divenne un’importante industria. I canarini erano molto richiesti soprattutto dai nobili e dalla corti di tutta Europa. E ovviamente i prezzi erano molto alti perché i canarini erano un lusso che si doveva pagare. Per mantenere il monopolio sul traffico di questi animali, gli Spagnoli esportavano solo i maschi assicurandosi così che nessuno potesse possedere una covata. Ma ecco che accadde l’imprevisto. Pare che una nave carica di canarini fece naufragio davanti alle coste dell’Isola d’Elba. Migliaia di uccellini presero il volo e si stabilirono sull’isola, in Toscana e in Provenza. Molti furono catturati dagli abitanti di queste zone e così il monopolio spagnolo sui canarini finì. Difficile sapere se le cose andarono veramente così. Ma poco importa. Oggi i canarini non sono più l’emblema dei ceti più alti e il loro allevamento è ormai diffusissimo. Nel corso dei secoli, attraverso incroci e selezioni, i canarini sono stati divisi in razze diverse. E spesso le razze si basano proprio sull’abilità nel canto. Nacquero così varietà sempre più virtuose come ad esempio l’Harzer tedesco, che emette un verso dolce e profondo a becco chiuso, e il belga Malinois, la cui voce assomiglia a quella dell’usignolo. Dal Quattrocento ad oggi il canto dei canarini non ha mai smesso di donare gioia, di incantare, di fare sognare, di commuovere. Ma ha fatto anche molto di più. C’è stato un tempo in cui salvava anche le persone. Nelle miniere di carbone infatti era abitudine tenere sempre delle piccole gabbie con dentro dei canarini. Rappresentavano il sistema d’allarme contro i gas tossici che potevano uscire dalle spaccature nella roccia e uccidere in fretta i minatori. In caso di avvelenamento dell’aria nelle gallerie, i primi a morire erano i poveri uccellini. E i minatori, non sentendoli più cantare, capivano la situazione di pericolo ed evacuavano all’istante la galleria. Attenzione: tutto questo non avveniva nella notte dei tempi. In Inghilterra l’abitudine di tenere i canarini nelle gallerie rimase fino al 1986. |
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La signora Gina è anziana, esce poco di casa, solo al mattino presto per andare a Messa. Trascorre le sue giornate facendo la maglia, aspettando l’arrivo dei nipotini dopo la scuola e ascoltando il canto del suo canarino. La vedo quando esco di casa e passo davanti alla sua finestra: con una tazza in mano, la signora Gina sta seduta al tavolo accanto alla gabbietta del suo piccolo amico. Nella bella stagione i vetri sono aperti e allora quelle note melodiose raggiungono anche me.